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Bertel Thorvaldsen

Bertel Thorvaldsen /Thorwaldsen (Copenaghen 1770-1844) scultore danese.
Galleria Fotografica

Figlio di un intagliatore di legno, venne educato dal pittore N.A. Abildgaard all'Accademia Reale di Copenaghen (1781-93). Grazie ad una borsa di studio ha l'opportunità di recarsi a Roma (1797) dove rimarrà per un lunghissimo periodo di tempo, circa quarant'anni, salvo brevi ritorni in patria.

A Roma, centrio del Neoclassicismo, si dedica a uno studio meticoloso delle opere classiche e delle teorie di Winckelmann ( "Storia dell'arte nell'antichità" ) . Contemporaneo e rivale del Canova, che opera negli stessi ammi a Roma, riceve molti onori, fra cui la nomina a presidente dell'Accademia di San Luca, e commissioni da ricchi collezionisti

Modella statue e gruppi di soggetto mitologico come le Tre Grazie, Amore e psiche, Ganimede e l'anguilla, Ebe e Genio piangente in cui appare evidente la sua interpretazione rigorosa del Neoclassicismo inteso come fedeltà a un canone astratto e ad un'assoluta purezza formale.

La sua vasta produzione comprende statue, come il Giasone del 1803 (Copenaghen, Mus. Thorvaldsen):

il Cristo e gli apostoli, (Copenaghen, chiesa di Nostra Signora) i bassorilievi della Collera d'Achille, (1803-05), i busti di Thomas Hardy e di Lord Byron e i monumenti a G. Poniatowski a Varsavia,

e il monumento a Pio VII in San Pietro a Roma

Nella Villa Carlotta di Cadenabbia è inoltre conservato il monumentale bassorilievo raffigurante il Trionfo di Alessandro in Babilonia, che doveva simbolicamente decorare l'arco trionfale iniziato dal Cagnola a Milano, in onore di Napoleone I.

Dopo la sua morte gli venne dedicato in patria un museo che raccolse i modelli, i calchi e gran parte dei suoi lavori.

Thorvaldsen fu un tipico rappresentante del neoclassicismo, che interpretò rigorosamente sia nella fedeltà a un canone astratto e a un'assoluta purezza formale, sia nella ricerca tipologica applicata ai monumenti, sia nell'interesse per il restauro di opere antiche.

Pur muovendo da Canova, se ne distaccò risolutamente nell'interpretazione del bello, che intese come valore in sé, fattore specifico dell'arte estraneo a ogni variabilità temporale dell'immagine.

Il suo idealismo ebbe un notevole influsso sul purismo romano e sui nazareni tedeschi.

 


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