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Laura Tarugi

Laura Tarugi (Albenga, 1954)
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La scultrice Laura Tarugi nasce ad Albenga nel 1954. Inizia a scolpire nel 1992. Le sue prime esperienze sono dedicate allo studio della forma in senso dichiaratamente figurativo come dimostrano i titoli stessi delle opere di quel periodo: "Ritratti d'anima", "Pelle di creta", Le parole prendono forma". In un secondo momento la sua sperimentazione si rivolge alla strutturazione dei volumi, all'occupazione dello spazio e alla scelta dei materiali.  Oggi vive e lavora a Modena.

"Anime di ferro" 1998
"Radici fuori","Anime per aria" 2002
"Radici che camminano" 2005
"Radici in volo" 2005
"Foresta delle anime" 2005

"Anime di ferro”.1998 Corpi clonati da undici pezzi di rete metallica, forme uguali, ma con atteggiamenti diversi: maschili e femminili. Non sono un gruppo, ma la rappresentazione della stessa persona e dei Sè che la imprigionano. La rete metallica delimita gli orizzonti dell'io. Se riuscisse a liberarsene, rimarrebbe solo l'aria impalpabile racchiusa dalla rete, il vuoto all'interno della forma.  Questi corpi occupano uno spazio ma si può vedere lo spazio occupato. Si può guardare il dentro e il fuori contemporaneamente. Sono reti che hanno catturato lo spazio vitale. Sono recinzioni che impediscono alle persone di vivere liberamente.

In”Radici fuori” 2002 la materia si allunga verso l'alto e si proietta verso un'incontro. Nel movimento e nella fatica dell'uscire, la forma subisce una torsione ed i corpi si ribellano per essere solo spirito.

 L'anima per aria
Secondo alcune antiche tradizioni, l'albero della vita cresce al contrario. Il tronco e i rami verso il basso, le radici verso l'alto. Le chiome affondano nella terra e le radici guardano il cielo. Non offre i suoi frutti, bensì la sua origine. Non nasconde sottoterra quanto ha di più caro, ciò che è più vulnerabile, lo getta alle intemperie: offre le sue radici, in carne viva, ai venti del mondo.
- E' la vita- dice l'albero della vita.  

Nel 2004 da una fotografia della sua ombra riconosce le sue sculture proiettate sull'erba. Aveva già visto quella forma e quei profili; erano quelli di "Radici fuori", 2003. In poco tempo sono diventate "Radici che camminano", "Radici in volo" e "Foresta delle anime", 2004-2005.

La sua ombra aveva preso volume. Non era un corpo rappresentato allo specchio, ma l'ombra di un corpo in movimento. Le sue radici erano uscite fuori, avevano attraversato le pianure del passaggio, erano andate in direzione delle grandi acque ed erano salite verso le alte terre per trovare il luogo dove la terra si avvicina di più al cielo. Sospese in uno spazio vuoto scolpito tra contrapposti silenzi, cercano luce, tentano inutilmente l'azzurro serrate ad un peso di terra. Non sanno se debbono cercare più in alto, quasi a voler spiccare il volo verso una dimensione autentica, anche se impalpabile. Sono anime che erompono dalle particelle quasi a volersi sottrarre dalla materia per essere solo spirito, ravvisato nell'affiorare della figura umana. Desiderio di equilibrio rassicurato dall'insieme unione a cui tendere tra terra e cielo, tra finito e infinito.

L'anima? è lei che cerchiamo. Un tondino, il cordone ombelicale dell'anima, la tiene legata alla terra e alle proprie radici: un cubo irregolare permette all'anima di ondeggiare senza cadere. I piedistalli sono tutti simili, ma diversi, come diverse sono le nostre origini. Sono coperti dalla ruggine che nel tempo le intemperie hanno prodotto nel ferro. Quindici centimetri di cemento ondeggiano leggeri sospesi nello spazio e rischiano di perdere l'equilibrio raggiunto nell'armonia del peso dell'anima, del peso delle radici e la lunghezza e le curve del percorso spirituale. Sono anime senza corpo e senza sesso. Non sono nè uomini, nè donne. Sono tutti uguali, ma un particolare le distingue; alcune sono ancora chiuse in se stesse, mentre altre sono già libere. Viste dall'alto sono simili ad una capanna: la casa dell'anima. Nella "Foresta delle Anime" si cammina con dentro il senso della propria storia e si è in dialogo con essa. Ogni scultura è un momento della nostra vita, i tanti percorsi interiori del nostro cammino. Le ombre delle anime in movimento si moltiplicano, cambiano relazione e cambiano luogo, ora sono vicino ed ora lontano dalle proprie radici.

 

 


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