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Michelozzo

Michelozzi Michelozzo di Bartolomeo (Firenze 1396-1472).
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Architetto e scultore fu allievo del Ghiberti e tra i più stretti collaboratori di Donatello.

Si rivelò pienamente nella costruzione del complesso del convento di San Marco (1436-44) su commissione di Cosimo de' Medici: la biblioteca, in particolare, denuncia la ricerca di una equilibrata scansione ritmica e cromatica dell'ambiente.

In un'altra opera fiorentina, il Palazzo Medici in via Larga (1444-59), il volume squadrato, modulato all'esterno attraverso il mutare del rivestimento da bugnato rustico a bugnato liscio fino alla muratura liscia dell'ultimo piano, è alleggerito all'interno dall'elegante cortile porticato: con questo edificio il Michelozzo. formulò la tipologia del palazzo fiorentino alla quale gli architetti avrebbero fatto riferimento nel corso di tutto il secolo.

Nella tribuna della Santissima Annunziata (dal 1444) introdusse un notevole elemento di novità collegando all'organismo basilicale una struttura circolare con nove cappelle radiali derivata da modelli classici come il tempio di Minerva Medica a Roma.

Le ville medicee di Trebbio (1427-36 ca), di Cafaggiolo (1450 ca) e di Careggi (1435-40 ca) sono una interpretazione rinascimentale del castello medievale: l'impostazione dei volumi è geometrica, per saldi blocchi contrapposti in cui si aprono grandi finestre o loggiati che alleggeriscono le grevi masse murarie.

Michelozzo concilia il ricordo del misurato gotico fiorentino con i nuovi orientamenti classicisti, evidenti nell'uso di membrature e decorazioni ispirate all'antico; il risultato - una nitida, elegante formulazione spaziale - è all'origine del linguaggio architettonico più diffuso nella Firenze del Quattrocento ed esprime una ricerca originale, meno ardita e rivoluzionaria rispetto a quella brunelleschiana, ma proprio per questo più accessibile e aderente alle richieste della committenza.

Come scultore, collaborò con Donatello ed ebbe parte nell'esecuzione dei monumenti funebri a Baldassarre Coscia, antitpapa con il nome di Giovanni XXIII, nel Battistero di Firenze

e al cardinale Brancaccio in S.Angelo a Nilo a Napoli.

Sempre con Donatello realizzò il pulpito esterno del Duomo di Prato (1429-39)

Nelle opere di scultura che eseguì da solo, come il cenotafio a Bartolomeo Aragazzi, poeta segretario di Martini V, ora scomposto, nel Duomo di Montepulciano (1427-38), egli rivelò salde qualità plastiche e costruttive dia nelle statue della Fede e della Scienza, sia nei rilievi del prospetto raffiguranti la Vergine che protegge la famiglia Aragazzi e il Congedo dell'Aragazzi dai congiunti in cui seggetti di carattere domestico e familiare si sostituiscono per la prima volta alle tradizionali rappresentazioni sacre:

 


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