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Michelangelo

Michelangelo Buonarroti (Caprese, Arezzo 1475 - Roma 1564).
Galleria Fotografica

Scultore, pittore, architetto, Michelangelo secondo dei cinque figli di Lodovico di Buonarroto Simoni, podestà di Caprese e Chiusi per conto di Firenze e di Francesca di Miniato del Sera, venne mandato a balia dal padre presso una famiglia di scalpellini, evento in cui egli stesso individuò in seguito una premonizione del proprio destino. A sei anni ricevette lezioni di grammatica dall'umanista urbinate Francesco Galatea e ancora fanciullo rivelò un fresco talento per il disegno, ben presto affinato in diligenti esercitazioni dagli affreschi di Masaccio al Carmine e da Giotto; tale precoce vocazione ebbe inoltre il caldo incoraggiamento del pittore Francesco Granacci, che, contro il parere di Lodovico, raccomandò l'ingresso del ragazzo nella bottega fiorentina di Davide e Domenico Ghirlandaio. Entratovi con un contratto triennale e un modesto salario il 1° aprile 1488, il gìovanetto ne uscì l'anno dopo per frequentare, accolto come un figlio dal signore di Firenze, il «giardino» di Lorenzo de' Medici, una sorta di accademia artistica retta da un allievo di Donatello, Bertoldo di Giovanni. Più che l'alunnato presso Bertoldo, dovettero esercitare un influsso determinante sul giovanissimo artista le molte sculture antiche radunate dal Magnifico e il contatto con i letterati e i filosofi che frequentavano la corte medicea, il Poliziano e il Landini, Marsilio Ficino e Pico della Mirandola, il Pulci e il Benivieni, insigni esponenti di quell'Umanesimo che dall'antichità aveva tratto norme e impulso per un radicale rinnovamento delle scienze, delle lettere e delle arti. Innestando nel solco della tradizione toscana di Verrocchio e Donatello la propria, meditata interpretazione della scultura classica, anche Michelangelo contribui in misura determinante a tale rinnovamento, consegnando alle generazioni future un'immagine epica dell'uomo rinascimentale, cosciente di sé.
Già in questi anni, nonostante l'incompleta formazione artistica, Michelangelo dava vita a opere di altissima qualità, come l'armoniosa Madonna della scala di casa Buonarroti a Firenze, e la Battaglia dei Centauri e dei Lapiti, anch'essa in casa Buonarroti, in cui il tema della lotta, memore dei sarcofaghi antichi, è sulle infinite possibilità di atteggiarsi del corpo umano, dalla quiete assoluta alla più imbizzarrita torsione.

Morto il Magnifico nel 1492, il suo successore, Piero de' Medici, garantì all'artista ospitalità e protezione, ma questi preferì fare ritorno alla dimora paterna, donde si allontanò nuovamente, all'approssimarsi dell'invasore francese Carlo VIII, nell'ottobre del '94, per fare tappa prima a Venezia, quindi a Bologna. Qui si trattenne per circa un anno, ospite di Gianfrancesco Aldrovandi, scolpendo tre statuette per l'arca di san Domenico, lasciata incompiuta da Niccolò dell'Arca: uno scattante San Procolo, l'assorto e spirituale San Petronio, e un vigoroso Angelo reggicandelabro.
A un anno dalla sommossa che, cacciato da Firenze Piero de' Medici, vi aveva instaurato un governo popolare, Michelangelo è di nuovo in città, ospite di Lorenzo di Pierfrancesco de' Medici, fautore del nuovo regime animato dal Savonarola; per lui Michelangelo scolpisce due opere oggi perdute, un San Giovannino e un Cupido addormentato, quest'ultima spacciata in seguito, su consiglio di Lorenzo, per una scultura antica e per tale acquistata a Roma dal cardinale Riario che, accortosi dell'inganno, volle l'artista accanto a sé.

Il viaggio a Roma segnò per Michelangelo l'occasione per un ulteriore, più diretto incontro con la statuaria classica, incontro che diede subito i suoi frutti con il Bacco scolpito per il banchiere Jacopo Galli (Firenze, Bargello).

Nell'agosto 1498, garante lo stesso Galli, l'artista stipulava il contratto per la Pietà di San Pietro in Vaticano, opera di intima, commossa solennità, l'unica da lui firmata.

Colpisce soprattutto nel gruppo il contrasto tra il grandeggiare monumentale della giovane Vergine, ammantata di panni e raccolta nel suo dolore in atteggiamento di severa compostezza, e lo snodarsi fragile e sinuoso del cadavere di Cristo, riverso con infinito abbandono nel grembo della madre. Danneggiato pochi anni or sono dalla furia vandalica di un folle, il gruppo è stato ora accuratamente restaurato.

Nella primavera del 1501, su invito del governo repubblicano, l'artista fece ritorno a Firenze, e qui, il 16 agosto, l'opera di Santa Maria del Fiore gli commissionò il celebre David, divenuto ben presto il simbolo della fibra fiera e pugnace del popolo fiorentino. Da un unico, colossale blocco di marmo, precedentemente manomesso e storpiato da Agostino di Duccio e che era rimasto per quasi quaranta anni inutilizzato nel cortile dell'opera del Duomo di Firenze, Michelangelo sbozzò una gagliarda figura di giovane, non priva forse di qualche disarmonia fra talune parti di gracile complessione (i fianchi) e altre fin troppo grandi e nerborute (le mani, i piedi, la cassa toracica), ma nondimeno straordinariamente energica e volitiva, specie nell'espressione vigile e corrucciata del volto, propria di chi attende a pie' fermo l'avvicinarsi di un pericolo, chiamando a raccolta tutte le proprie forze. Accolta trionfalmente al suo compimento (1504) dai Fiorentini, la statua gigantesca, dopo animate discussioni in cui ebbe parte anche Leonardo da Vinci, venne collocata in piazza della Signoria sul gradino di Palazzo Vecchio; qui rimase fino al 1873, quando venne rimossa e trasferita, a scopo precauzionale, nelle Gallerie dell'Accademia di Belle Arti.

 



 


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