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Mario Merz

Mario Merz (Milano, 1925 - 2003).
Galleria Fotografica

Studente di medicina a Torino, militante di Giustizia e Libertà durante la seconda guerra mondiale, fu imprigionato per la sua attività politica, iniziò a dipingere da autodidatta nei primi anni Cinquanta, realizzando opere di grande forza materica.

A metà degli anni Sessanta perforava la superficie delle tele con tubi al neon, a simboleggiare un'infusione di energia, e sperimentava i primi assemblages tridimensionali.

Dal 1967 il suo lavoro è rifebile all'ambito dell'Arte Povera; nel 1968 ha realizzato il primo Igloo, una struttura sigla e archetipo al tempo stesso - divenuta poi tipica della sua produzione e proposta in diverse varianti (ricoperta di cera, creta, vetri o rami o percorsa da tubi e scritte al neon).

Dal 1970 ha adottato come modulo per installazioni e sculture la formula matematica di Fibonacci (una progressione numerica in cui ogni elemento è la somma dei due antecedenti e la cui proiezione nello spazio è una spirale), assunta come espressione della crescita organica: spesso realizzata col neon, la serie numerica si snoda su pareti, igloo e installazioni varie (tavoli, fascine, pile di giornali).

Negli anni Ottanta Merz è tornato alla figurazione, eseguendo immagini di animali arcaici su tele non incorniciate di grandi dimensioni, poi incorporate nelle installazioni.

Il rilievo che l'opera di Merz ha raggiunto nel corso degli anni è documentato dalle prestigiose rassegne a cui ha partecipato (quali la Biennale di Venezia e Documenta a Kassel), o che gli sono state dedicate dai più importanti musei del mondo. Fra questi il Walker Art Center di Minneapolis (1972), la Kunsthalle di Basilea (1981), il Moderna Museet di Stoccolma (1983), il Museum of Contemporary Art di Los Angeles e il Solomon R. Guggenheim Museum di New York (1989), la Fundació Antoni Tàpies di Barcellona (1993), il Castello di Rivoli e il Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato (1990), la Galleria Civica d'Arte Contemporanea di Trento (1995), la Fundação de Serralves di Porto (1999), il Carré d'Art di Nîmes (2000), la Fundación Proa di Buenos Aires (2002). Nel 2003 l’Imperatore del Giappone gli ha conferito il Premium Imperiale.

Muore a Milano il 9 Novembre 2003

 

 


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