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Carlo Marocchetti

Carlo Marocchetti (Torino, 1805 - Passy 1867).
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Dopo gli studi a Parigi presso il classicista Bosio, fu a Roma all'Accademia di Grancia dal 1822 al 1830. Nel 1848 seguì Luigi Filippo a Londra e partecipò regolarmente, dal 1851 al 1867, alle esposizioni della Royal Academy.

Nel 1831 vince il concorso all'Accademia Albertina di Torino per la statua a Monsignor Pallavicino Mossi e ottiene un notevole successo al Salon di Parigi con l'Angelo Ribelle.

Nel 1833 viene richiamato, insieme all scultore Rude, a lavorare per i rilievi all'Arco dell'Etoile dove esegue quello raffigurante la Battaglia di Jemmapes.

Nostante la formazione classicista, i suoi monumenti sono originali affermazioni del gusto romantico in scultura, per la scelta del tema storico o caballeresco, la trattazione vibrante delle masse e gli eggetti luministici.

In particolare il monumento a Emanuele Filiberto in piazza San Carlo a Torino, che il Marochetti eseguì in Francia a trentatrè anni, rappresenta il monumento equestre più bello dell'ottocento. Il duca sabaudo vi è raffigurato nell'atto di reinguainare la spada in segno di vittoria e di pace dopo la battaglia di San Quintino e al lieve arretramento del suo busto catafratto corrisponde quello dell'impaziente cavallo, cosicché il gruppo ne riceve una straordinaria vivacità ben composta ed equilibrata nei suoi volumi.

In seguito eseguì il monumento a Carlo Alberto che solleva in alto la spada con gesto solenne da parata e che si erge superbo in arcione sopra un alto basalmento circondato da quattro soldatini di piombo ingranditi.

A seguito del consenso con il monumento di Emanuele Filiberto, gli vengono commissionati i busti in marmo dei principi sabaudi, Emanuele I, Carlo Felice, Vittorio Emanuele II, Ferdinando duca di Genova, oggi conservati nel Castello di Racconigi.

Tornato in Francia, esegue nel 1840 la statua di La Tour d'Avergne a Carbaix, il monumento equestre al Duca d'Orleans alla Orangerie di Versailles e il San Vincenzo de'Paoli per l'Ospedale della Carità a Parigi.

Amico strettissimo di Luigi Filippo, i moti rivoluzionari del '48 lo spingono a lasciare Parigi per stabilirsi a Londra. Qui acquista presto una larga fama, tanto che dal '51 al '57 partecipa regolarmente alle esposizioni della Royal Academy. Appartengono al periodo londinese la statua equestre a Riccardo Cuor di Leone a Westminster,

e la statua della principessa Elisabetta Stuart nella chiesa di San Tommaso a Newport.

Degno di nota è il Monumento a Gioacchino Rossini, anche questa opera tarda come il Carlo Alberto, risolta però a differenza di quest'ultima, con una staordinaria e libera energia plastica. Nessun tono celebrativo o encomiastico in questa scultura. Il grande musicista è raffigurato seduto, nella sua corpulenta dimensione fisica, nella sua trasandata e vigorosa cordialità, con una imponente larghezza di spazi e volumi, tali da comunicare all'opera la più solida e spregiudicata impostazione antiaccademica.

Alcune sue opere sono conservate nelle collezioni torinesi del Museo del Risorgimento e dell'Accademia Albertina.

 


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