Dizionario Scultori

 
 

 

 

 

     

Giacomo Manzù

Sono degli stessi anni il Passo di danza (1954, Mannheim, StàdtischeKunsthalle),

la Porta dell'Amore per il Duomo di Salisburgo (1955-58),

la Porta della pace e della guerra per la chiesa di Saint Laurenz a Rotterdam (1965-69).

Con tali imprese di genere, almeno per la loro destinazione, sacro non contrasta affatto, perché nata da una costante identificazione di verità e bellezza nella realtà quotidiana che si traduce in un modellato sempre più ricco, vivace e persino sontuoso, la diversa e varia tematica della copiosissima produzione di Manzù, dai busti-ritratto (tra i quali quelli di Inge, compagna e ispiratrice di tante opere dell'artista)

ai nudi di bambine e di adolescenti sedute sulla sedia o in atto di danzare, a invenzioni più o meno scopertamente erotiche come i rilievi e i disegni raffiguranti l'Artista con la modella:

il ciclo degli Amanti dai corpi appassionatamente intrecciati e le statue femminili dello Strip-tease.

Dove è da notare un crescente interesse per la realizzazione di complessi e mossi panneggiamenti di cui era già un saggio nella porta di Rotterdam e che è testimoniato anche da sapienti esercitazioni senza figure come ad esempio la Grandi pieghe al vento in resina poliestere sistemate al Pincio nel '75. Ciò ha portato Manzù ad accentuare l'elemento lineare che con le sue ampie e distese cavate determina l'organismo compositivo e i ritmi formali di un plasticismo i cui spessi volumi emergono da profondi addentri con una evidenza costruttiva che tuttavia non rinnega il vibrante trattamento pittorico delle superfici (si veda a tale riguardo come è saldamente impostato e risolto il grande bronzo dello Strip-tease dell'82). -
Nonostante l'apparente ruvidezza del suo carattere e l'amore ad una solitudine nella quale suole concentrarsi intensamente sul proprio lavoro, non sono mancati a Manzù i più alti riconoscimenti sia in Italia sia sul piano internazionale e da divergenti posizioni politiche: dal Vaticano al Partito Comunista, dagli Stati Uniti alla Russia dalla quale ricevette nel '67 il Premio Lenin per la pace. Gli ammirati ed unanimi consensi con i quali nel dicembre '88 la stampa ha festeggiato i suoi ottanta anni lo hanno trovato ancora nella fervida pienezza della sua attività creatrice.

Nel 1977 è stato inaugurato a Bergamo il grande Monumento al partigiano, in cui Manzù riprende il tema della morte.

 

 


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