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Leone Lodi Leone Lodi (Soresina, 1900-1974) Leone Lodi nacque a Soresina in provincia di Cremona il 14 ottobre del 1900. Il padre, artigiano del marmo, si era sposato con una insegnante originaria di Biasca nel Canton Ticino, dove Lodi trascorse parte della sua infanzia. A nove anni venne affidato dai genitori ai cugini di Soresina, affinché lo avviassero alla professione dello scalpellino. Giovanissimo, nel 1914, iniziò ad esercitare a Milano, dove nel frattempo si era stabilito abitando prima in Corso Sempione, poi in via Alzaia Naviglio. L'avvicinamento a Novecento italiano, movimento guidato da Margherita Sarfatti, già ravvisabile nelle prime opere, sfociò nel 1929 nella partecipazione alla Seconda Mostra del gruppo allestita al Palazzo della Permanente di Milano con il Busto di Agnoldomenico Pica, architetto a cui fu molto legato sia per un lungo rapporto di collaborazione sia per una profonda amicizia.
Cominciarono dalla fine degli anni '20 le prime commissioni di sculture destinate a palazzi situati in zone centrali di Milano come il palazzo di via Meravigli, 3 o quello di via Caradosso, 16. Fin dal 1931 fu membro della Commissione tecnico Artistica Cimiteriale di Milano incaricata di giudicare i progetti inerenti ai cimiteri milanesi e nel 1939 venne eletto a far parte della Commissione Artistica Annuale della Permanente (Presidente il Conte Giovanni Treccani degli Alfieri): incarichi importanti e di grande prestigio che dimostrano quale fosse la sua reputazione e posizione all'interno dell'ambiente artistico del periodo. A partire dagli anni Trenta collaborò con architetti quali Giuseppe Pagano, Agnoldomenico Pica, Giulio Minoletti o Eugenio Faludi che con le loro creazioni apportarono importanti contributi al nuovo stile razionalista. Il culmine della sua attività è segnato dalla statuaria monumentale per il palazzo della Borsa di Paolo Mezzanotte (a Lodi si devono infatti gli altorilevi La terra e Il fuoco e i gruppi L'aria e L'acqua, collocati rispettivamente alla base e alla sommità delle colonne centrali e probabilmente uno dei due trofei che decorano le estremità del timpano);
dallo scambio dialettico con l'architetto Agnoldomenico Pica per il concorso per le porte del duomo di Orvieto e per il monumento a Giuseppe Grandi a Milano; dalla collaborazione con Mario Sironi in occasione della V Esposizione triennale di arti decorative di Milano del 1933. La monumentalità da sempre insita nello stile di Lodi era allora in perfetta sintonia con la via eroico-popolare sostenuta da Sironi, e le sue opere, partecipando alla fusione di tutte le arti plastiche allora auspicata, divennero l'esempio di un linguaggio perfetto, che assolveva alle necessità comunicative dell'arte degli anni Trenta. Il periodo di intenso lavoro è completato dal rapporto con Don Portaluppi, parroco della chiesa milanese di Santa Maria del Suffragio, per la quale realizzò, in tempi diversi, varie opere (nella foto Mater Misericordiae del 1933), e da quello con il commendatore Marinotti, che gli commissionò sculture per gli stabilimenti di Torviscosa e per luoghi privati.
Nel 1937 con il bassorilievo per l'Exposition Universelle di Parigi si inaugura uno stile più nuovo e più autentico, ma senza cesure rispetto al passato, che nasce da una rivisitazione personale della scultura classica. Nel 1943, a seguito della perdita della casa e dello studio di Milano a causa dei bombardamenti, Lodi si trasferì a Soresina, suo paese natale, dove continuò ad operare sia per Enti Pubblici sia per privati e dove divenne un riferimento fortissimo sia come maestro per i giovani artisti della zona sia come patrocinatore di iniziative ed eventi culturali.
il progetto della facciata del Cimitero di Soresina e la serie di sculture per il Teatro Manzoni di Milano (nella foto Apollo che schiaccia la testa di Medusa, 1949).
Morì il 13 settembre 1974 a Soresina, nel cui cimitero riposa.
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