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Vincenzo Gemito

Vincenzo Gemito (Napoli 1852 - 1929).
Galleria Fotografica

Nasce a Napoli nel 1852 e viene affidato a Giuseppina Baratto, che in seconde nozze sposa il muratore Francesco Jadiciccio, detto "masto Ciccio", uno dei soggetti più rappresentati nelle opere dell'artista. Dopo un'adolescenza povera e irrequieta, durante la quale frequenta assiduamente il pittore Antonio Mancini, entra nel 1864 nell'Istituto di Belle arti, esordendo nel 1868 con il Giocatore di carte alla mostra della Promotrice di Napoli ed acquistata dal re per il Museo di Capodimonte.

Le prime opere dell'artista rivelano lo studio dal vero e l'orientamento verso un realismo che ha le sue profonde radici nella cultura meridionale; riproduce con spontanea immediatezza e genuina freschezza di tocco i linementi dei suoi modelli soprattutto in una serie di vivissimi busti e teste giovanili in terracotta. Tra queste ultime ne spiccano alcune di bambini cui seppe infondere una sorta di intima e delicata sofferenza, come ad esempio nel Malatiello (Napoli, Museo di Capodimonte) che, eseguito quando aveva diciotto anni (1870), è una delle sue più felici creazioni.

Divide, all'inizio degli anni Settanta, uno studio con altri artisti, tra cui l'amico Antonio Mancini ed Ettore Ximenes. A questi anni risalgono importanti ritratti in bronzo o terracotta: il più famoso è un busto di Giuseppe Verdi del '72 poi tradotto in bronzo (Firenze, galleria d'Arte Moderna):

mentre il più bello è forse quello del pittore Francesco Paolo Michetti del '73.

Trasferito il proprio studio dal 1876 presso il Museo Archeologico, continua a praticare, oltre all'approfondimento dell'arte classica, l'osservazione dal vero, di cui il Pescatore napoletano (Firenze, Museo del Bargello) diviene sintesi emblematica, consolidando anche all'estero il successo dell'artista.

Nel 1877 si reca a Parigi; qui stringe amicizia con Meissonier e si lascia affascinare dall'arte accademica, tanto che le successive opere presenteranno maggiore attenzione al particolare e una maggiore politezza. A Parigi partecipa a diversi Salons ed all'Esposizione Universale del 1878. Risale a quest'anno il Ritratto di Cesare Correnti.

Rientrato a Napoli nel 1880, Gemito perde successivamente la sua compagna e si ritira a Capri in preda alla disperazione; legate a questo periodo sono diverse opere tra cui alcune versioni de La Caprese e numerosi disegni. Nel 1882 sposa Anna Cutolo, da lui più volte ritratta.

Tra il 1880 ed il 1886 l'artista crea i suoi lavori più noti, ma il 1883 segna un traguardo per lui importante: grazie al mecenate de Mesnil realizza la sua fonderia privata che sarà attiva per circa tre anni. L'artista riceve anche commissioni dal re Umberto I.

Nel 1886 gli viene commissionata la statua in marmo di Carlo V per la facciata del Palazzo Reale di Napoli. L'ansia di adeguarsi ai modelli classici e un'ossessiva insoddisfazione lo segnano profondamente, impedendogli di trasporre in marmo il modello bronzeo.

In questi anni cominciano a manifestarsi i primi cenni di squilibrio mentale che lo portano in manicomio. Uscitone, rimane però vittima di allucinazioni dalle quali guarisce solo nel 1909. Partecipa alle manifestazioni di maggior rilievo, quali le Biennali di Venezia o l'Esposizione di Roma del 1911 e, successivamente, ad esposizioni estere come quella di Monaco del 1913 e quella Universale di San Francisco del 1915.

Nell'ultimo periodo di attività Gemito predilige i materiali preziosi producendo mirabili opere di oreficeria.

Muore a Napoli nel 1929.

 


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