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Donatello

Donatello Donato di Niccolò di Betto Bardi detto (Firenze 1386-1466).
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Formatosi nella bottega del Ghiberti in lavori di rifinitura della prima porta del Battistero, passò nel 1407 alle dipendenze dell'Opera del Duomo e lavorò, a fianco di Nanni di Banco, a una serie di statue che rappresentano altrettanti tentativi di rinnovamento del linguaggio gotico: il David in marmo (1409, Firenze, Bargello), dove l'ondulazione gotica già acquista vigore naturalistico e dove Donatello già pone il problema della forma plastica libera nello spazio, così come l'amico Brunelleschi lo poneva negli studi per la cupola;

il San Marco (1411-12) e il San Pietro per Orsanmichele; il San Giovanni Evangelista (1413-15) per il Duomo (ora a Firenze, Mus. dell'Opera del Duomo).

Frattanto, in occasione di un primo soggiorno a Roma col Brunelleschi, attestato dalle fonti nei primi anni del secolo, Donatello subì la prima profonda impressione dell'arte e della civiltà antica. Dal 1416 lavorò alla statua del San Giorgio per una nicchia di Orsanmichele (l'originale si trova oggi al Bargello) e al rilievo sulla base, con la Liberazione della principessa dal drago (tuttora a Orsanmichele). La statua, divenuta simbolo della visione eroica dell'uomo propria del Quattrocento, deve la sua forza alla perfetta collocazione del saldo volume plastico in uno spazio calibrato, concepito nello spirito della prospettiva brunelleschiana, la cui conoscenza, già esperta, è dimostrata dal trattamento «pittorico» del digradare dei piani nel sottostante rilievo.

Donatello forza spessa, genialmente, la razionalità della misura spaziale del Brunelleschi, come si vede nel gruppo del campanile Il sacrificio di Isacco (1421, Mus. dell'Opera del Duomo), nella dialettica tra il vigore plastico della statua di San Ludovico da Tolosa e la misura spaziale della nicchia (1423-25, per Orsanmichele, ora al Mus. dell'Opera di Santa Croce) e nelle tombe dell'antipapa Giovanni XXIII (Baldassarre Coscia) nel Battistero fiorentino e del cardinal Brancacci per Sant'Angelo a Nilo a Napoli (1427, entrambe in collaborazione con Michelozzo, col quale Donatello tenne bottega dal 1425 al 1433 ca).

In quest'ultima opera Donatello applica magistralmente, nel rilievo dell'Assunta, la tecnica dello «stiacciato» o «schiacciato». Nella formella bronzea per il fonte battesimale di Siena col Banchetto di Erode (1423-27) la prospettiva è attuata attraverso una scandita successione di piani che esalta il senso drammatico delle figure in primo piano, colpite dalla luce.

Tra i Profeti del campanile del Duomo di Firenze (Museo dell'Opera del Duomo) spiccano il Geremia (1427-35), dove la luce incide le forme e accentua il realismo della testa, ispirato a un modello popolano e controllato sul realismo della ritrattistica romana, e I'Abacuc, detto lo Zuccone (1423-25), dove la stessa tensione drammatica attinge culmini di visionaria crudezza.

Di nuovo a Roma (1432-33), Donatello eseguì, probabilmente con Michelozzo, il Tabernacolo del Sacramento in San Pietro e la lastra tombale Crivelli all'Aracoeli.

Nel capolavoro eseguito al ritorno a Firenze, il David in bronzo (Museo del Bargello), il nudo bronzeo a tutto tondo propone un cosciente, e programmatico riferimento ai modelli della statuaria antica; ma l'originalità dell'opera sta nella fusione tra rievocazione dell'antico e irrequietezza del modellato in una continua modulazione di luce e ombra.

L'ispirazione delle opere donatelliane di questo periodo è quanto mai variata: accanto alla sottile e controllata liricità dell'Annunciazione (1435, Santa Croce)

troviamo lo sfrenarsi delle danze di putti nel pulpito esterno del Duomo di Prato (1429-39, con Michelozzo) e nella Cantoria del Duomo fiorentino (1433-39, Museo dell'Opera del Duomo): qui il movimento è libero e ininterrotto, in una visione mitica, dove l'abbandono a un'ebbra vitalità celebra il suo trionfo come in un mistero dionisiaco.

Drammatica è invece la concitazione degli Apostoli e dei Martiri nelle due porte in bronzo della Sacrestia Vecchia di San Lorenzo, la cui decorazione è completata dagli otto tondi in stucco a rilievo policromo, sotto la cupola. Nel 1443 Donatello è chiamato a Padova per eseguire il monumento equestre al capitano di ventura Erasmo da Narni detto il Gattamelata. In attesa delle decisioni relative al monumento, lavora anche nella Basilica del Santo, alla recinzione del coro, e crea il Crocifisso in bronzo, dall'aspro e doloroso modellato. Dal 1446 in poi, Donatello lavora, con l'aiuto di scultori locali, quali il Bellano e il Riccio, al monumentale altare del Santo, più tardi scomposto e arbitrariamente ricostruito alla fine del secolo scorso.

Dalle singole parti dell'altare (le statue bronzee della Madonna e dei Santi, i rilievi con i Miracoli di sant' Antonio, pure in bronzo, il rilievo della Deposizione in pietra) emana comunque tutta la forza dell'arte di Donatello La singolare figura della Vergine col Bambino, sebbene frontale e immobile, è carica di contenuta tensione; nei rilievi dei Miracoli del santo, come nei rilievi fiorentini della Sacrestia di San Lorenzo, le regole della prospettiva brunelleschiana sono forzate in modo particolare, per accentuare la profondità dello spazio, atto a contenere l'affollarsi drammatico delle figure, modellate in modo estremamente nervoso e vibrante.

Nel Gattamelata, invece, eseguito dal 1447 al 1453, l'ispirazione al monumento equestre dell'antichità (in primo luogo al Marco Aurelio nella piazza del Campidoglio a Roma) porta Donatello a una delle sue più alte realizzazioni: i saldi volumi del gruppo, perfettamente calibrati, si animano nella vibrante intensità del modellato, nell'acuta individuazione ritrattistica del volto, fissato in un'espressione di contenuta tensione.

Il soggiorno di Donatello a Padova riveste un'importanza storica eccezionale, soprattutto perché egli introdusse, nella sua drammatica e originale interpretazione, il gusto e il linguaggio del rinascimento fiorentino in un ambiente ancora legato alle tradizioni gotiche. Specialmente attraverso la pittura del Mantegna, che profondamente risentì delle opere padovane di Donatello, i nuovi ideali del rinascimento si diffonderanno rapidamente in tutta l'alta Italia.

Non meno importante è la sua ultima attività, svolta a Firenze, verso il 1454, e a Siena fino al 1461 (il San Giovanni bronzeo in Duomo, e i modelli, oggi scomparsi, per le non eseguite porte in bronzo del Duomo). Appartengono a questi ultimi anni il gruppo della Giuditta e Oloferne (1455-60), bronzeo coronamento di una fontana nel giardino di Palazzo Medici, prima di essere collocato davanti al Palazzo Pubblico, come simbolo della libertà repubblicana;

i due pulpiti di San Lorenzo, in bronzo (1460-66, con larga partecipazione del discepolo Bertoldo e forse del Bellano), caratterizzati dalle affollate composizioni che sviluppano le drammatiche visioni dei rilievi padovani, e la Maddalena in legno policromo, per il Battistero. Tutte le risorse del naturalismo veristico di Donatello concorrono in quest'opera a creare un'immagine quasi spettrale, consunta, profondamente tragica, che, assieme alle forme contratte dei rilievi dei pulpiti; sono eloquente testimonianza della crisi degli ideali della civiltà del primo Quattrocento:

Creatore e massimo rappresentante del classicismo umanistico fiorentino, Donatello ne superò al tempo stesso i limiti stilistici e culturali: l'ispirazione classica fu da lui sempre rivissuta con straordinaria libertà e spregiudicatezza, in dialettico e vivo rapporto con la realtà umana e politica di Firenze e del suo popolo. Profondamente sensibile alle vicende storiche, nella sua opera matura e tarda Donatello seppe cogliere i sintomi della crisi degli ideali dell'umanesimo, lasciando un'eredità di problemi nuovi che, in modo diverso, affronteranno Leonardo e Michelangelo.

 

 


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