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Nanni Di Banco

Nanni di Banco ovvero Giovanni di Antonio di Banco detto (Firenze 1380/90-1421).
Galleria Fotografica

Figlio di un «operaio» dell'Opera del Duomo di Firenze, fu attivo durante l'evoluzione dell'arte fiorentina dal gotico al rinascimento; va posto nel numero degli innovatori, a fianco di Brunelleschi e di Donatello con i quali collaborò, nel 1419, per l'esecuzione del modello della cupola del Duomo.

Nelle sue prime opere, il Profetino per la Porta della Mandorla (1407) e l'Isaia (1408), ambedue per il Duomo di Firenze,

Nanni rivela tracce di goticismo e un certo impaccio, poi rapidamente superati nelle opere successive dove predominano forme classicheggianti nell'equilibrio della composizione, negli ampi panneggi, nella scelta dei tipi che sembrano ricalcare modelli della statuaria antica.

Oltre alle opere già citate, Nanni scolpì il San Luca (1408-13) per il Duomo fiorentino (ora nel Mus. dell'Opera del Duomo)

e le statue per Orsanmichele: il San Filippo (1411),

il Sant'Eligio (1415).

L'opera con la quale Nanni di Banco si spinse più audacemente verso l'antichità è rappresentata dalle statue in nicchia dei Quattro Santi Coronati, i santi patroni della corporazione degli scalpellini, eseguite per il loro tabernacolo all'esterno di Orsammichele (1411-1413). E' una solenne riunione di romani riccamente vestiti con ampie toghe; anche l'altro rilievo dello zoccolo, che mostra le varie attività degli scalpellini (l'erezione di un muro, la tornitura di una collana, la misurazione di un capitello e la lavorazione a scalpello di un putto), è vicino all'arte del rilievo romano.

L'ultima opera creata da Nanni prima della prematura morte, cioè il Timpano della Porta della Mandorla (1414-21) del duomo di Firenze sembra esser nata da un vincolo profondamente sentito per questa impresa collettiva, carica di tradizione. Nella bellezza incomparabile della figura di Maria l'arte di Nanni raggiunge l'apice: nella perfezione di forma e espressione sono preservati i piú alti valori simbolici dell'arte sacra medievale, che contemporaneamente hanno subito un mutamento di significato in direzione dei tempi nuovi. Nella sua piú peculiare classicità quest'opera è come il dono d'addio del Rinascimento al gotico.

 

 


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