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Pietro Cascella

Cascella Pietro (Pescara 1921- Pietrasanta 2008).
Galleria Fotografica

Pietro Cascella ha studiato all'Accademia di Roma; dopo aver praticato la pittura, si è dedicato alla scultura in pietra e bronzo a partire dai primi anni Cinquanta.

L'abbandono della pittura a vantaggio della scultura avviene a partire dal primo dopoguerra. Nel 1957 partecipa al Concorso per il "Monumento di Auschwitz" con un progetto realizzato dal fratello Andrea e dall'architetto Julio Lafuente. Dopo alterne vicende viene approvato un progetto curato da Pietro stesso e dall'architetto Giorgio Simoncini. L'opera che vedrà la luce nel 1967 sarà una delle più importanti creazioni dell'artista italiano. Negli anni successivi l'attività sarà molto intensa e densa di affermazioni.

Nel 1971 partecipa al XXIII Salon de la Jeune Sculpture di Parigi, tiene una mostra al Palais de Beaux Arts di Bruxelles e gli viene allestita un'ampia personale alla Rotonda della Besana di Milano.

Il periodo successivo è caratterizzato da una serie di opere monumentali in cui si fondono impegno sociale e progetti di scultura su scala urbana: del 1979 è il monumento alla Resistenza per la città di Massa Carrara; "Monumento a tutti i giorni" viene realizzato nel 1980 per la piazza della cattedrale di Pescina.

Dal 1984 inizia a lavorare sul progetto "Campo del Sole" insieme a Mauro Berrettini e Cordelia von den Steinen.

Altra opera di grande interesse è "La nave", realizzata nel 1987 in marmo di Carrara e posta sul lungomare di Pescara.

La dimensione monumentale è quella che maggiormente conviene alla natura plastica di Pietro Cascella, ma anche quando realizza una "piccola" scultura, l'idea che vi è implicita è sempre monumentale. Nelle sue opere infatti è espresso un senso di potenza ed energia, che si richiama alla grande tradizione arcaica dell'arte, sulla quale si innesta una fantasia del tutto moderna.

L'uso della pietra, da lui definita "l'ossatura della terra", il recupero dell'antica naturalità ed integrità dell'uomo, la sintesi plastica di volumi articolati, che richiamano forme archetipe, simboli comunicativi universali, lo collocano in una linea ideale della scultura europea che passa attraverso Brancusi e Lipchitz.

La lezione di Brancusi, l'arcaismo e il primitivismo del primo Novecento, ma anche la perfetta padronanza artigiana di tecniche e materiali, sono alla base del suo lavoro, che si configura come ricerca e definizione di forme essenziali, esemplari, archetipiche costruite con un gusto spiccato per il grandioso.

Tra gli altri monumenti pubblici da ricordare: l'Arco della Pace di Tel Aviv (1971), il monumento a Mazzini di Milano.

 


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