|
|
Leonardo Bistolfi Leonardo Bistolfi (Casale Monferrato, Alessandria, 1859 - Torino 1930). Compiuti gli studi alla scuola tecnica di Torino con Giuseppe Archinti, Bistolfi vince a sedici anni una borsa di studio dal Comune di Casale e si iscrive all'Accademia di Brera di Milano dove, fino al 1879, frequenta il corso di scultura di Giosuè Argenti. In questo periodo si inserisce nell'ambiente della tarda Scapigliatura Lombarda e si appassiona all'opera di Tranquillo Cremona e soprattutto alla scultura di Giuseppe Grandi, con cui avrebbe desiderato lavorare. Poiché Grandi non accettava allievi, Bistolfi nel 1880 ritorna a Torino per iscriversi all'Accademia Albertina e studiare col Tabacchi. Aperto uno studio per conto suo, nell'82 realizza il suo primo monumento funebre, L'Angelo della Morte (tomba Braida, Torino):
Dal 1882 al 1893 esegue una serie di piccoli bronzi tra cui: Le Lavandaie, Pei campi e Boaro, che riecheggiano le ricerche della Scapigliatura. Sempre allo stesso periodo appartengono numerose opere commemorative commissionategli dal Comune di Casale: Targa marmorea a G. Cabria (1887), monumento a U. Rattazzi (1887) e monumento all'agronomo A. Ottavi (1890). Nel 1890 viene nominato Cavaliere del Lavoro e l'anno seguente consigliere della Società Promotrice a Torino. Tra il '92 e il '95 esegue la Cappella della Salita al Calvario al Santuario di Crea, un'opera fondamentale poiché in essa iniziano a delinearsi quegli elementi che diventeranno peculiari della scultura bistolfiana. Tuttavia il vero e proprio rinnovamento stilistico si verifica nel 1895 con la lapide funeraria Le spose della morte, in cui confluiscono Preraffaellismo, Simbolismo e Liberty. Nel 1902 si inaugura a Torino l'Esposizione di Arti Decorative e Industriali di cui egli si era fatto promotore insieme a Calandra, Thovez e Ceragioli. Alla Biennale di Venezia del 1905 ottiene una sala con oltre venti opere e vince il premio per la scultura. All'Esposizione è presente anche il modello del monumento funebre al senatore Orsini, La Croce, in cui si notano per la prima volta echi e suggestioni della scultura di Rodin. Tutti questi monumenti funebri, gli fece attribuire l'appellativo di "poeta della morte". E poeta egli fu veramente non soltanto per la lirica fantasia e la profondo spiritualità con cui tante volte affrontò quel tema, ma anche e soprattutto, per la qualità del suo linguaggio plastico, duttile e fluida, che dal marmo e dal bronzo fa scaturire immagini di luminosa e talvolta quasi sensuale bellezza e di grande raffinatezza lineare come ad esempio nel monumento al Segantini (1906, Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna) in cui "vince il chiuso rigor l'anima schiava e a fior del marmo aerea si spande" (D'Annunzio)
Altre importanti opere furono il monumento a Garibaldi (1908, Sanremo) e il gruppo del Sacrificio per il monumento a Vittorio Emanuele II (Roma):
Dopo la guerra la fama di Bistolfi si affievolisce sempre più, tanto che la critica si occupa solo sporadicamente della sua opera. Si ritira allora nella sua villa a La Loggia, dove continua a lavorare dedicandosi non solo alla scultura, ma anche ad attività pittoriche e letterarie. Il meglio della plastica funeraria di Bistolfi si riassume in La Morte e la Vita, per la famiglia Abegg di Zurigo. Un moderato verismo si ritrova nelle sue statue celebrative di Lombroso a Verona (1922) e in certi busti, fra cui quelli di De Amicis e di Giacosa.
Home | Scultori Italiani | Scultori Mondiali | Le Vostre Sculture | Gallerie fotografiche | Approfondimenti |
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||