Dizionario Scultori

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LA SCULTURA:
TECNICHE E MATERIALI


Rispetto all'antichità, molte tecniche della scultura sono rimaste sostanzialmente invariate, mentre si è enormemente ampliata la gamma dei materiali a disposizione degli artisti, che va dai tradizionali legno, pietra e metalli alle materie plastiche, ai tubi al neon, ai proiettori, fino a comprendere qualsiasi sostanza organica e inorganica che l'artista ritiene di poter utilizzare nella propria opera.

  1. Intaglio
    - Scultura in legno
    - Scultura in pietra
    - Scultura in avorio
  2. Modellato
    - Scultura in terra
    - Scultura in cera
    - Scultura in gesso
  3. Stampi
    - Scultura in cemento e materie plastiche
    - Scultura in metallo
  4. Fusione
  5. Saldatura
  6. Assemblaggi e installazioni

INTAGLIO

È il procedimento "per forza di levare" (cioè di sottrazione della materia superflua), che inizia con la prima sbozzatura e termina con la definizione dei dettagli più minuti; l’intaglio non offre possibilità di ripensamento. La natura dei vari materiali (spesso duri e resistenti) determina risultati molto diversi e richiede la conoscenza di tecniche specifiche. Per il marmo, Michelangelo (che riteneva che la forma fosse "prigioniera" della materia) suggeriva di immaginare di immergere il modello in una vasca colma d'acqua, e quindi di fare defluire lentamente l'acqua, in modo che le parti del corpo emergano poco alla volta dalla superficie; allo stesso modo la figura deve "affacciarsi" dal blocco di marmo e "liberarsi" da esso.

Scultura in legno
L'arte di scavare e intagliare il legno è antichissima e si ritrova in tutte le civiltà. Nel mondo antico, i legni usati in scultura sono per lo più legni locali di qualità mediocre come il sicomoro, l'acacia, la spina di Cristo, il tamerisco; ma venivano importati anche legni migliori come il cedro, il pino, il cipresso, soprattutto dalla Siria e dal Libano. Gli egiziani apprezzavano l'ebano (importato dal Sudan). A partire dal medioevo i legni più usati sono quelli di media durezza, resistenti al tarlo e meno sensibili alle variazioni di temperatura e all'umidità, come il noce e il cipresso (Europa meridionale), la quercia, il tiglio e il pero (Europa settentrionale), oppure legni teneri ma resistenti al tarlo perché resinosi, come il pino cembro, il pino del Cadore e il larice.
Il blocco di legno viene scavato e intagliato con un rudimentale coltello (arte primitiva e tribale) o con diversi strumenti come trapani, scalpelli, lesine, asce, seghe, scuri e il cote. La superficie viene levigata con lime e abrasivi naturali pomice, smeriglio). L'opera può essere ricavata da un unico blocco di legno o composta di più pezzi lavorati singolarmente con il riporto delle misure da un modello e poi montati a incastro. Questo è il metodo seguito più di frequente durante il tardo rinascimento, il barocco e il rococò. La superficie viene rivestita con uno strato di gesso che serve da preparazione al colore oppure viene impannata, cioè ricoperta con una tela sottile incollata alla superficie che fa da supporto al gesso. L'uso della colorazione sovrastante è molto frequente in tutte le epoche e presso tutte le culture. I colori sono in genere quelli a tempera; la doratura viene eseguita secondo i modi della pittura su tavola. Ma il legno può anche essere lasciato a vista e lucidato a imitazione del bronzo.
Solo recentemente si è utilizzato legno grezzo, usando in modo espressivo le qualità intrinseche e i limiti della materia (nodi, venature, tonalità diverse).

Scultura in pietra
L'arte di scolpire pietre e marmi è antichissima. I materiali usati possono essere suddivisi in tre gruppi:
a) calcari, arenarie, alabastro gessoso, steatite, tufo;
b) marmi;
c) dioriti, basalti, graniti.
Al primo gruppo (pietre che possono essere scolpite con arnesi rudimentali) appartengono gli esempi più antichi di scultura,dal 30.000 al 1300 a.C. Anche lo sviluppo della scultura in India e il periodo medievale in Europa sono legati in larga misura all'uso di calcari e arenarie locali.
I marmi possono essere bianchi oppure screziati e colorati. Tra i marmi bianchi, prediletti in Occidente per la statuaria dall'età classica a oggi, vi sono il pentelico, il pario e il lunense o di Carrara. Il pentelico (estratto dal monte Pentelicon in Attica) venne usato per il Partenone (architettura, fregio, metope). Il pario o marmo di Pano venne utilizzato per la statuaria del tempio di Zeus a Olimpia e per la Venere de' Medici. In lunense (estratto a Carrara a partire dal sec. tu a.C.) sono la colonna Traiana, le colonne del Pantheon, l'Apollo Belvedere. Scultori rinascimentali come Michelangelo e neoclassici come Antonio Canova prediligevano una varietà translucida del marmo di Carrara. I marmi screziati e colorati (apollino o cipollino, rosso antico, verde antico, nero belga) sono frequenti nella decorazione architettonica; vennero usati nella scultura ellenistica e romana, e più tardi in quella barocca per la rappresentazione di stoffe e per altri dettagli in unione con marmi bianchi.
L'uso di pietre durissime come dioriti, basalti, graniti è più frequente in Oriente e nell'America centrale e meridionale.
Gli arnesi dello scultore sono scalpelli di varie forme battuti con mazze e mazzuoli, trapani, lime e abrasivi naturali (pomice, smeriglio).
Le fasi principali sono la sbozzatura, la modellazione e la levigatura. Il blocco di pietra può essere lavorato direttamente o indirettamente, ovvero mediante riporto delle misure da un modello realizzato in precedenza.
L'uso di modelli e il metodo di riportare le misure dal modello al blocco con il filo a piombo partendo dai punti di maggiore sporgenza è documentato in Grecia a partire dal sec. v a.C., ma era sicuramente usato nei suoi principi fondamentali anche dagli egiziani in epoca precedente. Non si hanno notizie sul metodo usato dagli incas e dai loro predecessori per sculture in granito accuratissime nei dettagli. In epoca ellenistica e romana la grande richiesta di opere di scultura porta all'esecuzione indiretta di parti separate che vengono poi montate a incastro con perni metallici. Le singole parti (braccia, gambe, torsi, teste) potevano venire da botteghe artigiane diverse. A partire dal rinascimento il metodo del riporto con il filo a piombo rimane, ma viene perfezionato: L.B. Alberti (De statua) raccomanda l'uso del definitore, un cerchio graduato che si fissa orizzontalmente sulla sommità del modello; più di frequente il filo a piombo viene fissato a un sistema di squadre per i quattro piani fondamentali, metodo che porta a sua volta all'uso di telai e di gabbie in legno. A partire dal sec. xix il metodo del filo a piombo viene sostituito da quello della crocetta o macchinetta, strumento di legno o metallo munito di tre punte di ferro che vengono fissate sui tre punti di massima sporgenza del modello, detti i capi punti.
Come per la scultura lignea, anche la scultura occidentale in marmo o pietra veniva spesso ricoperta di colore. Nella Grecia arcaica le statue in marmo venivano modellate in modo sommario per poi essere ricoperte con uno strato di sostanza gessosa sul quale ve nivano applicati i coloni. Nel sec. v a.C. si diffonde la ganosis, cioè la patinatura della superficie con una miscela a base di cera stesa sia sul colone che direttamente sullo stucco o gesso. Ragioni tecniche ed estetiche portarono nel sec. IV a.C. alla scultura non colorata o solo parzialmente ricoperta di colone. Nel medioevo si ha un ritorno alla vi vace coloritura dell'intera statua. Dal sec. XIII a XV prevale la coloritura di dettagli (fondi di bassorilievi, abiti, aureole). Con il sec. XVI la coloritura viene abbandonata e il cromatismo è affidato al gioco di luci e di ombre della materia modellata.

Scultura in avorio
L'avorio è la sostanza di cui sono formate le zanne e i denti di vari animali (elefante, tricheco, ippopotamo e narvalo). Nella scultura viene impiegato sin dalla preistoria per realizzare opere generalmente di piccole dimensioni. Particolarmente notevoli sono i manufatti eburnei bizantini e quelli occidentali del periodo gotico, soprattutto francesi: si tratta di statuine, dittici, polittici, copertine di libri, dorsi di specchi ecc. L'intaglio si realizza con seghetti, sgorbie, scalpelli e strumenti abrasivi come lime e raspe; si procede quindi alla levigatura e lucidatura con carte e polveri abrasive.

MODELLATO

Corrisponde al procedimento "per mettere" (cioè a modellare materiali plasmabili) e interessa la realizzazione di modelli per la fusione in metallo o di bozzetti preparatori per l'intaglio, oltre che di sculture in sé finite. Il modellato permette di apportare varie correzioni in corso d'opera.

Scultura in terra
Quella in terra è probabilmente la più antica forma di scultura, grazie alla plasmabilità del materiale e alla sua facile reperibilità. Nella maggior parte dei casi, per sculture in terra si intendono opere d'argilla. Le argille si dividono in pure, refrattarie e sedimentarie; si lavorano tutte facendone un impasto con acqua. Se l'argilla è troppo grossolana o povera, è preferibile mescolarla ad altre più fini o impastarla con materiali fibrosi per ovviare alla tendenza del materiale a screpolarsi durante l'essiccazione (un rischio molto alto soprattutto se la scultura è grande e quindi modellata su un'armatura in legno o metallo). Le argille sedimentarie, piuttosto ricche di impurità e facili da modellare, sono comunemente chiamate crete: si modellano direttamente con le dita, oppure con spatole in legno e metallo, con stecche o con scalpelli. Durante le pause della lavorazione la scultura deve essere coperta con panni umidi e sacchetti di plastica, affinché non si asciughi troppo. L'argilla più pura cotta in forno ad alte temperature è chiamata ceramica. Se è a pasta porosa, si distingue in maiolica e terracotta, rispettivamente con e senza rivestimento; se invece è a pasta compatta, a seconda del colore si avranno porcellana (bianca) o grès (colorata). Perché una scultura in argilla di dimensioni considerevoli possa essere cotta senza rompersi, essa deve essere messa nel forno priva di armatura e vuota al suo interno. Quindi, una volta terminato il modellato e asciugatasi la superficie, si divide l'opera con un filo d'acciaio in due o più parti, si scava ciascun pezzo svuotandolo, quindi si ricompone il tutto incollando i vari monconi. Prima del passaggio in forno, nella scultura deve essere praticato un foro per consentire la fuoriuscita del vapore; occorre inoltre calcolare una riduzione delle dimensioni dell'opera, di circa un decimo, dovuta all'essiccazione.

Scultura in cera
La cera è un materiale insolubile in acqua, dal colore bianco-giallastro, di origine animale, vegetale o sintetica. Si plasma direttamente a mano, dopo averla ammorbidita scaldandola a bagnomaria in un recipiente; oppure si liquefa e si cola in stampi, o ancora si ritaglia a partire da spessi "fogli" in forme che vengono unite con l'ausilio di un saldatore. La cera può essere colorata con l'aggiunta di pigmenti o dipinta con colori a olio. L'artista che più di ogni altro seppe sfruttare le potenzialità della scultura in cera fu l'italiano Medardo Rosso.

Scultura in gesso
Viene praticata fin dal Neolitico: a Gerico sono stati scoperti crani umani coperti da uno strato di gesso e dipinti, risalenti all'incirca a 9000 anni fa. Il gesso va impastato con acqua fino a quando non si ottiene una miscela cremosa e senza grumi; se lasciato riposare, l'impasto "fa presa" velocemente, cioè inizia a consolidarsi, e si essicca in poco tempo. Il gesso si può lavorare sia per intaglio (da blocchi), sia per modellato, costruendo la figura su un'armatura o uno scheletro metallico, e rinforzandola con l'impiego di iuta. Una volta asciutta, la scultura può essere finita con patinature a cera, olio di lino, gommalacca ecc. Per scolpire si utilizzano sgorbie, spatole, raschietti; lime e raspe servono per la finitura.

STAMPI

Esiste tutta una serie di tecniche di scultura in cui si fa uso di stampi. Gli stampi accolgono l'impronta del modello costituendone una sorta di "negativo": in essi viene quindi colata una sostanza fluida o semifluida, che assumendone la forma produrrà il "positivo", cioè la copia del modello. Lo stampo viene detto a "forma perduta" se deve essere rotto per potere estrarre l'opera, una volta rappresa; se invece si può smontare, ed è quindi riutilizzabile, si chiama a "buona forma". A seconda dei materiali impiegati per accogliere l'impronta del bozzetto si hanno due tipi di stampi: rigidi (realizzati in terracotta, gesso, pietra o poliestere, e in un numero di pezzi commisurato alla complessità della forma) e flessibili (in lattice, poliuretano, caucciù, gelatine, e in uno o due pezzi). Sia gli stampi rigidi a tasselli sia quelli flessibili necessitano di una "cappa" esterna di contenimento.

Scultura in cemento e materie plastiche
L'utilizzo di questi materiali implica frequentemente l'uso di stampi. Una volta che il cemento è stato mescolato alla sabbia ed esposto all'aria, lo si cola in stampi rigidi di legno, gesso e sabbia.
Messe a punto alla fine dell'Ottocento e prodotte industrialmente, le plastiche possono essere di origine naturale o sintetica. A seconda del loro comportamento quando sono esposte al calore, si dividono in termoplastiche (che possono essere fuse senza decomporsi) e termoindurenti (che sono infusibili e insolubili); del primo gruppo fanno parte il polistirene, il PVC e il poliuretano, del secondo la bachelite, il poliestere e il silicone. Le caratteristiche delle plastiche possono inoltre essere modificate con l'aggiunta di catalizzatori, coloranti, stabilizzanti e altre sostanze come la polvere di legno, il carbone, il quarzo. Storicamente la plastica entra a far parte del repertorio di materiali per la scultura nei primi decenni del Novecento, con l'opera di Naum Gabo. Le resine metacriliche (come il plexiglas) sono generalmente trasparenti, reperibili in commercio in forma di lastre e blocchi: si lavorano per intaglio, levigatura o assemblaggio. Materie come il poliestere vengono utilizzate per impregnare e quindi rinforzare sostanze porose o, tramite colatura in stampi, per la produzione di sculture, che possono essere sia piene sia vuote (in tal caso rinforzate con fibra di vetro). Vanno infine ricordate le spume sintetiche, come il polistirolo e il poliuretano espanso, che sono estremamente facili da plasmare.

Scultura in metallo
Le sculture di questo tipo possono essere suddivise in diverse categorie a seconda del tipo di metallo impiegato: metallo prezioso (come l'oro, l'argento e il platino), ferroso (il ferro) e non ferroso (come lo stagno, il piombo, lo zinco, l'alluminio e il rame). Particolarmente importanti sono le leghe, come l'acciaio e la ghisa (a base di ferro e carbonio), o come l'ottone (a base di rame e zinco) e il bronzo (a base di rame e stagno, la più usata per le fusioni artistiche), che sono materiali più duttili, resistenti agli urti e quindi particolarmente adatti alla scultura.

FUSIONE

Fin dall'antichità, i metodi di fusione più comuni sono due: quello a cera persa e quello "a sabbia" o "a staffa". Per realizzare una fusione a cera persa bisogna costruire intorno al modello (di creta o altro materiale malleabile), cioè al "positivo", un calco a tasselli da smontare, che funga da "negativo". Tolto e ricomposto il calco, si spennella al suo interno uno strato uniforme di cera fusa e lo si lascia raffreddare. Si riempie quindi il calco incerato con materiale refrattario, nel quale si introduce un’armatura per rendere più solido il pezzo così ottenuto (la cosiddetta "anima"); e infine si smonta il calco. A questo punto l’artista ricopre l’anima di uno spesso strato di cera che modella nelle forme precise dell’opera da fondere. Intorno a questa scultura viene costruita una tonaca di gesso e materiale refrattario (detta “forma”), percorsa da vari canaletti, che costituiranno il sistema di alimentazione e insieme di sfiato dei gas di fusione. La forma è quindi posta in forno e cotta: la cera al suo interno fonde e va "perduta", cola cioè dai canaletti predisposti, lasciando un'intercapedine vuota. È in quest’ultima che, una volta rovesciato il blocco, viene versata la lega metallica fusa, la quale si diffonde uniformemente attorno all’anima. Quando il metallo si è raffreddato, si elimina la struttura esterna dello stampo e si leva l’anima interna; quindi si passa alla finitura dei particolari.
Nel metodo della fusione "a sabbia", una miscela di sabbia da fonderia e argilla viene posta in una cassa-telaio nella quale il modello viene immerso per circa metà del suo spessore, lasciando un'impronta. Dopo avere collegato alla cassa i condotti di alimentazione, si spolvera il modello di talco e lo si pone nuovamente nell'impronta, lasciata essiccare (si ripete l'operazione anche con un secondo telaio, nel quale viene impressa la forma dell'altra metà della scultura; i due telai saranno poi uniti). Si versa quindi il metallo nell'intercapedine formatasi tra impronta e modello e si procede all'eliminazione dei condotti. Questo metodo viene impiegato soprattutto per la realizzazione di medaglie e bassorilievi.

SALDATURA

Tramite la saldatura vengono uniti pezzi costituiti di un medesimo metallo (fondendone i rispettivi bordi) o di metalli differenti (in tal caso è necessario l'impiego di una bacchetta di metallo per saldatura, che "leghi" i blocchi). I due metodi più comuni di saldatura sono quello a cannello, in cui si fa uso di bombole di ossigeno e acetilene, e quello "ad arco voltaico", che sfrutta l'azione di un elettrodo per sviluppare altissime temperature.

ASSEMBLAGGI E INSTALLAZIONI

Assemblaggi e installazioni sono tecniche artistiche recenti che derivano da un preciso intento estetico e poetico: mirano cioè a mettere in evidenza i molteplici punti di vista dai quali può essere colta e interpretata la realtà. Molti artisti novecenteschi hanno utilizzato materiali un tempo esclusi dall’arte, come rottami di ferro, scarti di varia natura, confezioni, stracci, cartoni, assemblati secondo varie tecniche, che vanno dal collage alle "costruzioni" cubiste, dalla saldatura all'accumulazione di oggetti e così via. L'assemblaggio ha inoltre portato alle manifestazioni artistiche note come "installazioni" o "ambienti", nelle quali lo spazio, un tempo definito dalla massa solida della scultura, può essere suggerito o delimitato da fenomeni di diversa natura, come suoni o luci, o corrispondere a un determinato luogo geografico, o avere un carattere di transitorietà, legato alla durata dell'esperienza dello spettatore o della performance dell'artista.

 

 

 


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