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Nicola Pisano e Giovanni Pisano:
Terminato nel 1260, come attesta un'iscrizione inserita nel monumento, il pulpito del Battistero di Pisa è la prima opera documentata di Nicola Pisano, il quale, raggiunta la piena maturità artistica, vi elabora una tipologia innovativa e vi mette a punto uno stile originale, destinato a imporsi come ineludibile termine di riferimento per i successivi sviluppi della scultura italiana. Abbandonato il tradizionale impianto a cassa quadrangolare, l'artista struttura infatti il pulpito come una micro-architettura liberamente inserita nello spazio, che nella sua forma prismatica a pianta esagonale rievoca immediatamente le esperienze architettoniche maturate negli ambienti della corte di Federico II di Svevia, dove Nicola si era formato. Nell'organismo così articolato, le membrature e le parti scultoree si trovano in relazione con perfetto equilibrio, così come perfettamente integrate vi appaiono le fondamentali componenti stilistiche della cultura dello scultore, l'antico e il gotico transalpino, evidenti le prime negli ornati delle cornici e nello stile delle figurazioni, le seconde nello slancio dei sostegni, nell'uso di archi trilobati e di capitelli a crochets, oltre che nell'animazione plastica dell'apparato scultoreo, esteso all'intero organismo.
la Crocifissione e il Giudizio universale (gli altri quattro). II significato di questo complesso programma iconografico è stato recentemente individuato in relazione con il presumibile patrocinio dell'opera da parte del vescovo di Pisa, Filippo Visconti, nei cui Sermones è fornita una descrizione dell'Universo come Domus Dei perfettamente compatibile con l'impianto e la decorazione del monumento. Secondo questa interpretazione i leoni e i telamoni corrisponderebbero al mondo terreno, cioè al livello che il Visconti definisce della Domus Dei Inferior. Al modello del monumento di Nicola si rifà Giovanni Pisano nel primo dei suoi due pulpiti, realizzato nel 1298 - 1301 per la chiesa di Sant'Andrea a Pistoia.
Vi ritorna infatti la stessa struttura esagonale, così come la stessa organizzazione degli elementi in elevato, che assume però maggior slancio ed elasticità grazie all'inserimento di plinti alla base, di colonne più sottili e archi a senso acuto, in linea con un orientamento gotico più maturo ed espressivo, cui rimanda anche il più animato gioco plastico e chiaroscurale delle superfici. Nuovo è anche l'inserimento dì statue a tutto tondo negli spigoli della cassa, sull'esempio del pulpito di Nicola per il Duomo di Siena (1265-68), così come alcune scelte iconografiche, quali l'inserzione di figure di Sibille sopra i capitelli e della Strage degli innocenti tra i soggetti dei rilievi della cassa.
un soggetto particolarmente adatto a sollecitare la fantasia di Giovanni che, rielaborando modelli formali del gotico tedesco e fonti classiche come i rilievi della Colonna Traìana o certi sarcofagi tardo antichi con scene di battaglia e immagini di prigionieri vinti, offre dell'episodio una versione carica di espressività, centrata sulla persona di Erode, dal cui gesto imperioso, teso a ordinare il massacro, si scatena un'impressionante cascata di figure, mista di soldati crudeli e madri disperate con i bimbi in braccio minacciati o chine sui cadaveri dei figlioletti assassinati in un dolente compianto, aggrovigliate in una drammatica composizione a onde concentriche che sembra dilatarsi oltre i limiti della lastra per proiettarsi nello spazio reale, in modo da coinvolgere emotivamente lo spettatore nel dramma di furore e di morte raffigurato.
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