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Donatello:
Il Gattamelata (Monumento equestre di Erasmo da Narni )

 

Donatello, Il Gattamelata (Monumento equestre di Erasmo da Narni)
bronzo, cm 340 x 390, Padova, piazza del Santo

Capitano generale dell'esercito veneziano, Erasmo da Narni morì nel gennaio del 1443. II monumento bronzeo, commissionato probabilmente subito dopo, si cominciò a fondere nel 1447, ma solo nel 1453, finito il lungo lavoro di rinetattura e cesellatura, a Donatello fu richiesto di installare la statua.

Un decennio durarono dunque i lavori per l'opera che aveva spinto lo scultore a lasciare Firenze verso la fine del 1443, attratto dal prestigio di una commissione eccezionale, un grande monumento equestre che gli avrebbe permesso di competere con i capolavori dell'antichità. Dopo la caduta dell'impero romano, nessun'altra opera di scultura aveva richiesto mezzi e capacità di così alto livello, innanzitutto per le dimensioni: si trattava infatti della più grande statua bronzea mai realizzata da quasi un millennio.

L'artista doveva inoltre confrontarsi con gli esempi superstiti di Roma antica, soprattutto il Marco Aurelio (e forse anche il perduto Regisole di Pavia) rendendo attuale quel modello e adattandolo al ritratto di un personaggio contemporaneo, del quale si volevano riconoscere i lineamenti. Non è certo che la Repubblica di Venezia avesse parte attiva nel commissionare il monumento, che dai documenti superstiti pare invece essere stato richiesto e pagato dalla vedova e dagli eredi di Erasmo da Narni. Tuttavia il Senato veneziano dovette legittimare l'operazione, concedendo il permesso per la messa in opera di un monumento che esaltava la figura di un singolo individuo, ritratto quasi al pari di un imperatore antico.

L'opera è fusa in diversi pezzi successivamente saldati, com'era norma in questi casi (sarà Leonardo a tentare, ma a quanto pare senza successo, la fusione del monumento a Francesco Sforza in un solo getto). Non sopravvive nessun modello usato dallo scultore per eseguire i calchi necessari alla fusione, e più in generale nulla che ci possa far seguire il suo iter progettuale. II getto del bronzo costituiva ancora, alla metà del Quattrocento, una grande sfida tecnica. II procedimento della cera persa, con il bronzo che fluiva nell'intercapedine tra due strati di argilla refrattaria, richiedeva infatti una grandissima abilità. II materiale allora in uso per la fusione consisteva in una lega di rame con una bassissima percentuale di stagno: il getto ne risultava poco fluido, e ciò impediva la fusione di grandi pezzi, obbligando a saldare successivamente i diversi getti ottenuti separatamente. Per contro, l'alta percentuale di rame permetteva la lavorazione a freddo, con ceselli, raschietti e bulini che trattavano la superficie togliendo le sbavature del materiale e definendo i minimi dettagli: un'operazione che poteva durare anche degli anni. Donatello si era già trovato ad affrontare simili problemi con la fusione della statua di San Ludovico per Orsanmichele a Firenze. Per tale commissione si era anche servito della collaborazione di Michelozzo, ma il risultato non fu del tutto soddisfacente.

A posteriori, possiamo constatare che gli esempi antichi servirono solo da orientamento generale, ma che Donatello dovette ristudiare dal principio la forma della statua per adattarla alle nuove esigenze. Innanzitutto partendo da una osservazione diretta del cavallo, che non corrisponde ai tipi più snelli dei cavalli antichi, essendo invece un robusto cavallo da battaglia. L'animale, per le difficoltà tecniche dovute al peso di una fusione così grande e con tasselli piuttosto spessi, non poté essere raffigurato con una zampa sollevata da terra, come quello del Marco Aurelio o come i cavalli della quadriga di San Marco a Venezia. La posa del trotto è perciò ottenuta facendo poggiare lo zoccolo su una palla di cannone, un dettaglio che riporta alla allora recente introduzione sui campi di battaglia delle armi da fuoco. Altri esempi potevano derivare dai numerosi studi di cavalli fatti dal Pisanello nei suoi disegni e nelle sue medaglie, frutto di osservazioni dal vero molto più che di citazioni classiche, o ancora, dal recentissimo monumento equestre a Niccolò III d'Este a Ferrara, chiesto ai fiorentini Antonio di Cristoforo e Niccolò Baroncelli nel 1441, un'opera perduta, ma per dimensioni e molto probabilmente anche per impegno artistico più modesta rispetto a quella di Donatello.

L'impegno dello scultore fu quello di ricomporre i dati di un'acuta osservazione naturalistica in uno schema al tempo stesso di verosimile attualità e di classica imponenza. Ritratto nell'armatura quattrocentesca, su di una sella contemporanea e con le staffe (tutti elementi assenti nel prototipo romano), solo negli ornamenti il condottiero esibisce qualche allusione all'antichità: la testa di Medusa sul pettorale della corazza, i putti musicanti, sorta di genietti della Vittoria, attorno alla cintura, una frangia di piastre metalliche con teste virili, che compaiono anche sui ginocchietti, quindi putti in altissimo rilievo che sorreggono sui quattro spigoli la sella del condottiero, in segno di trionfo. Sono dettagli fantasiosi in un insieme dominato da un sobrio realismo. II volto austero e volitivo del personaggio, al quale non è estraneo l'influsso della ritrattistica antica, ha fatto pensare a un'ideale allusione a Giulio Cesare, ma gli esecutori testamentari del Gattamelata accettarono l'opera riconoscendo che era stata eseguita «ad similitudinem... ipsius magnifici Gattemelatae» (a somiglianza dello stesso magnifico Gattamelata). Donatello dovette servirsi probabilmente di una medaglia che ritraeva il condottiero di profilo, come era in uso all'epoca. Rispetto al Marco Aurelio, quasi librato sul cavallo, la figura del Gattamelata appare molto più saldamente ancorata all'animale, comunicando un senso di padronanza nella posa.

La forza vitale che emana dalla potente resa naturalistica delle due figure è dominata da un grande controllo formale che crea quel miracoloso effetto di energia trattenuta. L'equilibrio compositivo si basa sull'incrociarsi della verticale della figura del cavaliere, una linea diritta che parte dal volto, con l'orizzontale del basamento, che ne viene idealmente tagliato a metà, sia che lo si guardi di fronte che di profilo. I piedi e gli speroni sono paralleli alla pedana, mentre nella veduta da destra la spada disegna una diagonale a 45° completata dall'asta, tagliando in due il quadrato in cui è inscritta la figura e intersecando l'altra diagonale la cui linea è indicata dalla briglia del cavallo.

Questo perfetto equilibrio tra naturalismo e monumentalità, tra realismo descrittivo e idealizzazione, riesce ad attualizzare lo schema antico mantenendone l'impronta solenne. Grande fu l'influsso di quest'opera sulle generazioni successive. Nel volgere di mezzo secolo, altri due monumenti vollero emulare il successo di quello donatelliano: la statua equestre di Bartolomeo Colleoni, chiesta dai veneziani al Verrocchio, e il citato, sfortunato, monumento allo Sforza di Leonardo.

 

DONATELLO
Prezzo di copertina: Euro 14,00

Donatello libro


 


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