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Gian Lorenzo Bernini: Estasi di santa Teresa (1647-52)
Estasi di santa Teresa (1647-52), «Un giorno mi apparve un angelo bello oltre ogni misura. Vidi nella sua mano una lunga lancia alla cui estremità sembrava esserci una punta di fuoco. Questa parve colpirmi più volte nel cuore, tanto da penetrare dentro di me. II dolore era così reale che gemetti più volte ad alta voce, però era tanto dolce che non potevo desiderare di esserne liberata. Nessuna gioia terrena può dare un simile appagamento. Quando l'angelo estrasse la sua lancia, rimasi con un grande amore per Dio». La celebre descrizione dell'estasi mistica della «transverberazione» offerta da santa Teresa d'Avita è l'origine diretta del gruppo marmoreo di Bernini, che segue fedelmente le parole della santa spagnola anche per quanto riguarda l'aspetto infantile e sorridente del bellissimo angelo. Teresa fu canonizzata nel 1622, e divenne ben presto una delle figure più popolari dell'arte sacra barocca. Così come la natura delle visioni della santa è stata interpretata alla luce delle più diverse letture, dall'intensità della passione religiosa all'isteria, dal deliquio amoroso alla «imitazione di Cristo», anche il gruppo berniniano ha attraversato il moto ondoso delle chiavi critiche psicoanalitiche e letterarie. L'intensità drammatica e sconcertante, la bellezza ambigua del gruppo hanno stimolato il gioco delle analogie, delle interpretazioni, delle ipotesi. La ristrutturazione del transetto sinistro della chiesa di Santa Maria della Vittoria e la sua trasformazione in cappella dedicatoria della famiglia Cornaro impegna Bernini dal 1647 al 1652. La statua della santa rapita dalla visione estatica viene spesso presentata come un'opera autonoma; più propriamente, però, il gruppo deve essere considerato il punto focale di un insieme complesso, che coinvolge lo spettatore in una sorprendente, innovativa esperienza visiva. È opportuno prima di tutto collocare questo capolavoro della scultura barocca in rapporto a una precisa committenza e all'interno del percorso biografico e creativo dello scultore. Come è stato recentemente ribadito da studi sulla religiosità di Bernini, lo scultore era un devoto fervente e assiduo, vicino ai gesuiti. Praticava gli «Esercizi spirituali» di sant'Ignazio di Loyola, si comunicava due volte la settimana, partecipava sinceramente all'esigenza di produrre opere d'arte sacra per stimolare la preghiera e la contemplazione dei fedeli, e non solo l'ammirazione dei visitatori. All'epoca dei lavori dell'Estasi di santa Teresa, Bernini era intorno alla cinquantina. Era cioè entrato nella fase dell'esistenza dedicata in modo crescente alla preparazione della «Buona Morte» e della «contemplazione» di Dio. Per questo, nella fase avanzata della sua attività, Bernini si è spesso cimentato in sculture che raffigurano personaggi rapiti nell'estasi e stimolano il visitatore a immedesimarsi nella visione: l'evento allucinatorio appare sempre più reale e concreto, in modo da offrirsi come prefigurazione di un'esperienza che supera il livello umano e diventa ispirata comunione con il divino. D'altro canto, l'impegno profuso da Bernini nella commissione dei Cornaro può anche essere visto come un'orgogliosa affermazione professionale: il tempo dell'esecuzione si sovrappone infatti parzialmente con il periodo di scarsa fortuna dello scultore negli anni del pontificato di Innocenzo x. La realizzazione della cappella, di straordinaria ricchezza e complessità anche dal punto di vista della articolazione architettonica, delle soluzioni luministiche, dell'uso dei materiali, delle scelte prospettiche, è una prepotente manifestazione di vitalità creativa, grazie alla quale Bernini si riconferma l'indiscusso protagonista del barocco romano. Intervenendo anche nella preesistente struttura muraria, Bernini ha ritoccato il muro di fondo del transetto, per ricavare una nicchia in cui collocare l'altare. Una finestra è dissimulata dietro il frontone a timpano dell'altare, e in tal modo la luce che piove dall'alto come da un riflettore si sovrappone ai raggi di bronzo dorato, mentre nella volta è dipinta una colomba divina fra le nuvole, alcune delle quali sbordano verso la finestra. Pittura, architettura e scultura si fondono con un effetto di spettacolare complementarietà tra illusione e realtà. II termine «theatrum sacrum», spesso adottato in senso figurato per definire l'arte barocca, assume nel caso della Cappella Cornaro un significato letterale. Bernini ha reinventato lo spazio architettonico di Santa Maria della Vittoria, trasformandolo in un piccolo ma completo ambiente teatrale. Superata la balaustra d'ingresso, si scopre che l'altare/palcoscenico è affiancato ai lati dai ricchi palchi riservati ai membri della famiglia committente. Con un efficace artificio prospettico, sulle pareti laterali della cappella sono ricavate aperture ad arco da cui si affacciano i gruppi movimentati dei Cornaro, ritratti a mezzo busto e a bassorilievo. I finti parapetti dei palchi sono coperti da drappi in marmi gialli e neri, con un sontuoso effetto di colore, mentre alle spalle dei personaggi si suggerisce una nobile architettura. Con una nota di arguzia e dì vivacità, Bernini ha raffigurato i Cornaro proprio come se si affacciassero da un palco durante uno spettacolo teatrale: qualcuno appare effettivamente interessato all'azione che si svolge sulla scena, altri sono distratti e chiacchierano fra di loro. II visitatore, entrando nella cappella, si trova così a essere nella posizione e nel ruolo di uno spettatore in platea. La «frons scenae» è un'elegante struttura architettonica classica, orientata e arcuata in modo da suggerire un cannocchiale prospettico verso lo spazio interno, dove si trova il gruppo scultoreo con la santa rapita nella visione. Bernini, uomo di teatro, perfetto conoscitore delle tecniche, dei trucchi ottici e delle «macchine» per la scena, imposta un vero spettacolo, con l'effetto della mistica e magica levitazione della santa, sospesa a mezz'aria. E tuttavia, pur nell'esplicito riferimento all'esperienza teatrale, l'Estasi di santa Teresa non produce solo un effetto di meravigliata ammirazione per la «messa in scena». II coinvolgimento personale di Bernini, il sincero trasporto della passione, il movimento fluttuante della scultura finiscono per suscitare anche un forte impatto emotivo nel visitatore. La stessa ambigua e indecifrabile espressione della santa contribuisce a coinvolgere il riguardante nell'interpretazione e nell'immedesimazione: come suggerivano i gesuiti, l'opera d'arte sacra si rivolge ai sensi ma diventa esperienza interiore. II gruppo berniniano, preso a modello dall'arte barocca, divenne per almeno un secolo il riferimento obbligato nelle raffigurazioni di estasi mistiche: ne è un esempio la pala con l'Estasi di San Francesco di G. Piazzetta (Vicenza, Pin. Civ.), dove ritorna il motivo del santo sospeso in aria, con il corpo quasi annullato dalle pieghe della veste, le mani e i piedi abbandonati e inerti
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